Benvenuti nel sito ufficiale del Principe di Canosa
L'idea di realizzare un sito sulla mia antica e nobile casata è nata dalla necessità di preservare e, allo stesso tempo, di far conoscere la genealogia e la reale discendenza della mia famiglia, per evitare che vengano diffuse notizie false ed imprecise, non supportate da fonti certe e da documenti ufficiali, ma frutto di insensate ed improbabili fantasie di mitomani. In un'epoca in cui la nobiltà non ha più alcun riconoscimento giuridico nell'ambito della Costituzione repubblicana, è importante considerarla un valore da rispettare e un patrimonio che i discendenti legittimi devono continuare a tramandare ai posteri ed a tutelare.
Innanzitutto, mi presento. Sono Ernesto Capece Minutolo, principe di Canosa ed ultimo discendente di questo nobile lignaggio, a cui sono fiero di appartenere. Sono tuttavia una persona che, pur consapevole dell'importanza del titolo nobiliare ereditato, vive la sua vita con molta dinamicità, intraprendenza e concretezza, mantenendo la sua autenticità e serietà nelle relazioni professionali e nella quotidianità.
Fatta questa premessa, ora è il momento di intraprendere insieme questo viaggio attraverso la storia, partendo dalle origini della famiglia Capece Minutolo nella linea di Canosa (e non solo) fino ad oggi. Vi condurrò in un interessante e piacevole percorso tra le pagine della storia, realizzate con validi contributi storico-scientifici e documenti ufficiali.
Pertanto, potrà essere soddisfatta la necessità di approfondimento dello storico, ma anche la curiosità del neofita che desidera semplicemente conoscere curiosità o vedere soltanto le illustrazioni inserite e consultabili come una sorta di galleria di immagini e raffigurazioni. Non mancheranno, inoltre, informazioni su appuntamenti ed eventi sulle vicende storiche del passato della mia famiglia, bibliografie e recensioni di alcuni dei più importanti testi scritti dal mio illustre antenato Antonio Capece Minutolo, divenuto ministro di Polizia, durante il Regno di Ferdinando IV di Borbone. E tanto altro ancora…….
Buon viaggio a tutti!

Ernesto Capece Minutolo
Principe di Canosa

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Cappella Gentilizia del Duomo di Napoli

Descrizione della cappella gentilizia Minutolo, dedicata a S. Pietro Apostolo e S. Anastasia Martire


Tratto da Passepartout Rai Tre Napoli Angioina
La Cappella Minutolo - un programma di e con Philippe Daverio.

La cappella gentilizia della gens Minutolorum sorge all'interno della Cattedrale di Napoli. Il Duomo di Santa Maria Assunta e di San Gennaro, iniziato da Carlo I d'Angiò tra il 1298 ed il 1299 e poi completato dal figlio Carlo II e dal nipote Roberto, presenta l'impianto originario a croce latina a tre navate, divise da sedici pilastri con colonne sovrapposte. Il soffitto cassettonato di legno intagliato e dipinto, decorato da grandi tele, di Giovanni Balducci, Giovan Vincenzo Forli e altri pittori tardo–manieristi, raffiguranti Storie di Cristo e della Vergine, fu commissionata nel 1621 dal cardinale Decio Carafa, in sostituzione della semplice copertura a capriate lignee di epoca angioina. Alla metà del Settecento risale l'intervento decorativo sui pilastri della navata con la realizzazione di edicole di marmo che incorniciano i busti di quattordici Santi Vescovi napoletani.
All'interno del Duomo, come è descritto da Stanislao Aloe nel libro Napoli e i luoghi celebri delle sue vicinanze (Napoli 1845), «si contano quindici cappelle gentilizie, oltre quella del Tesoro, l'ipogeo di S. Gennaro, detto volgarmente il soccorpo, e la chiesa di Santa Restituta, che han pure ingresso dalla chiesa grande.» Conservano ampie testimonianze del primitivo aspetto gotico le quattro cappelle ai lati dell'abside (cappella della famiglia Tocco, la cappella dell'Assunta, la cappella Brancaccio, la cappella Minutolo). La cappella Minutolo, dedicata ai Santi Pietro Apostolo e Anastasia Martire, è la prima collocata nella navata di destra, e costituisce uno degli esempi più integri di architettura e decorazione due e trecentesca. L'antichissima cappella Minutolo, si legge nel libro di Stanislao Aloe,«in origine non era che una delle due torri campanarie che si ergevano ai lati del frontespizio dell'antica cattedrale di rito latino, fondata nella metà del secolo VIII da Stefano II, doge e vescovo di Napoli, onde fu detta Stefanìa. Nel costruire il duomo, fu distrutta la vecchia cattedrale; ed una delle sue torri, diroccata fin dove bastò per essere incorporata al novello edifizio, fu ridotta in quella forma che or ha, con disegno dello stesso Masuccio I.»
La cappella è stata per molti anni chiusa al pubblico per una serie di lavori di restauro, curati dalla Soprintendenza ai Beni artistici del Comune di Napoli, che hanno interessato la preziosa pavimentazione, gli affreschi e le sculture interne. La conclusione dei lavori (1996-'97) è stata possibile grazie al significativo aiuto e interessamento di Valentino e Ferdinando Capece Minutolo, del ramo dei duchi di S. Valentino, linea dei duchi del Sasso, di Antonio Capece Minutolo di Canosa e del figlio Ernesto Capece MInutolo, principe di Canosa.
La cappella, costruita per volontà dell'arcivescovo Filippo Minutolo, rappresenta una costruzione di architettura gotica, con volta a crociera, cordonata, composta da due campate ed un vano absidale a costoloni ad ogiva, oltre l'arco maggiore a sesto acuto. Conserva un pavimento a mosaico, con bellissimi frammenti d'impiantito cosmatesco ed ha nel centro un clipeo in marmo bianco con l'arma dei Minutolo (un leone rampante variato), con raffigurazioni animali del XIII secolo. Le pareti sono tutte affrescate, ma dipinte completamente lasciano intravedere poche tracce della decorazione originaria trecentesca e del secolo seguente.
Si tratta di interventi decorativi ad affresco a partire dalla fine del XIII secolo di Tommaso degli Stefani, raffiguranti «nella parte superiore i principali fatti della vita di nostro Signore», scrive Stanislao Aloe, «la crocifissione di San Pietro, e la sua liberazione dalla prigione, la decollazione del Battista, e la morte del protomartire Stefano: nella parte inferiore sono effigiati da mano ignota i personaggi più illustri di questa famiglia, messi l'un dopo l'altro ginocchioni in atto di preghiera, incominciando da Landulfo, che morì nel 1240. Son tutti vestiti secondo il costume religioso o militare de' tempi in cui vissero, ed i più antichi guerrieri portano il corno sul cimiero in segno di valore e di nobiltà. Tutte le quali pitture, ch'erano il più antico monumento della nostra scuola pittorica, furono non ha guari miseramente ridipinte e circondate di goffi ornamenti, niente acconci alle venerande opere di quegli antichi maestri».
All'interno della cappella c'è una piccola sagrestia attigua, con le pareti che recano affreschi raffiguranti gli antenati della famiglia Capece Minutolo. È presente una edicoletta gotica dei primi del quattrocento, con colonnine tortili, pampini intagliati nei timpani e due angioletti nelle cuspidi laterali. L'opera appartiene alla scuola dell'Abate Antonio Baboccio.
L'altare è caratterizzato dalla mensa che è sostenuta da due colonnine tortili. Il paramento è formato da un importantissimo graffito di stile bizantino raffigurante una porta ad arco tondo con soprasesto impiantato su colonnine tortili, con ai lati le figure di Aronne e Zaccaria, reggenti il turibolo. Nell'interno del sarcofago è una croce ansata in vetro. Altri pezzi di pasta vitrea sono nella mitra, nei turiboli ed altrove. Il marmo ha carattere dei tempi normanni, con iscrizione al piede in caratteri neo-gotici riguardanti l'Arcivescovo Filippo Minutolo.
Il sepolcro del cardinale e arcivescovo di Napoli Enrico Minutolo è collocato sull'altare grande della cappella: la statua del cardinale giace sulla cassa, che s'innalza al di sotto di una cupoletta a sesto acuto sostenuta da quattro colonne a spira e ricca di statuette e di ornamenti bellissimi, opera della scuola di Antonio Baboccio da Piperno, realizzato nel 1405. Consta d'un grande baldacchino sostenuto da colonne tortili poggianti su leoni accosciati, reca nel timpano l'arma dei Minutolo e nella parte estrema hanno le funzioni di acroteri, quattro statuine rappresentanti la Madonna col Bambino, l'angelo e la Vergine dell'Annunciazione ed un'altra statuina. Al di sotto del baldacchino sta il sarcofago con santi a bassorilievo e nel centro il presepe. Il sarcofago poggia su due virtù alate. Al di sopra è la statua giacente del sepolcro in abiti pontificali, assistita da due angeli. Altri due angeli sollevano le cortili mostrando la camera mortuaria.
Al di sopra statue rappresentanti il Calvario, il Crocifisso, tra la Vergine e S. Giovanni. Il monumento è lavorato nelle forme pisane di Tino da Caimano, dall'Abate Baboccio.
Al lato destro è presente la tomba dell'arcivescovo napoletano Filippo Minutolo (morto nel 1301 e traslato nel 1721 nella cripta sotterranea, fu riportato nel sarcofago negli anni '60 – vedi articolo sull'argomento), che è celebre per l'illustre personaggio che racchiude, il quale ha ispirato la novella del Boccaccio di Andreuccio da Perugia. È costituito da un sarcofago con mosaici vitrei e clipei marmorei di stile cosmatesco; sostenuto da sette colonnine tortili di varie fogge. Al di sopra è la statua giacente dell'illustre prelato con mitra, casula e pallium crucigero.
Dal lato opposto c'è la tomba di Orso Minutolo (morto nel 1333), arcivescovo salernitano: il sarcofago reca clipei con le figure e bassorilievi dei Santi Pietro e Paolo e nel centro la Madonna col Bambino. Nel lato sottostante la testa del defunto c'è l'arma dei Minutolo. Il prelato è rappresentato disteso sul letto di morte con mitra, casula e pallina.
Nell'abside, davanti al complesso sepolcro marmoreo di Enrico Minutolo, è di grande interesse il prezioso Trittico in legno su fondo in oro. Nella tavola centrale è rappresentato il Crocifisso in grande aureola circondata da angeli, in grembo l'Eterno Padre. In alto il pellicano nel nido che nutre i suoi nati. Negli sportelli laterali, in quello di destra S. Ludovico da Tolone e S. Giovanni Battista; in quello di sinistra S. Pellegrino e S. Anastasia. Sopra gli archetti pensili delle ali del trittico due profeti in tondi. Nelle cuspidi il Redentore nel mezzo e la Madonna e L'angelo dell'Annunciazione ai lati.
Il dipinto, pubblicato da Adolfo Venturi nel quinto volume della sua storia dell'arte (pag. 756, figura 605) è attribuito dallo stesso autore al senese Paolo di Giovanni Fei (1372-1410), a cui fu commissionata la realizzazione dell'opera dal cardinale Enrico Minutolo, che era a Siena al seguito di papa Gregorio XII nel 1407. Il trittico fu portato nella cappella Minutolo alla morte del cardinale, avvenuta nel 1412. Le prime notizie del Trittico si trovano nel Discorso istorico intorno alla cappella de' signori Minutoli (1778) di Benedetto Sersale, consultabile nel sito www.icapeceminutolo.it.
Uscendo dalla cappella, sulla destra è presente il cenotafio di Giovan Battista Minutolo, opera realizzata dal napoletano Domenico d'Auria. La statua, ritta ed armata, è collocata in una nicchia che sovrasta l'avello, il quale si compone di un bel frontespizio corinzio con due colonne di fior di persico. (La descrizione della cappella è tratta dalla relazione scritta della Soprintendenza ai beni artistici di Napoli, attualmente in possesso del principe di Canosa, Ernesto Capece Minutolo).

Regolamento del Compatronato gentilizio

La cappella è tutelata da un compratonato gentilizio il cui regolamento fu stabilito e sancito con uno statuto il 16 maggio 1935, sottoscritto da diversi membri dei Capece Minutolo, presso lo studio di Napoli del notaio Gaetano Tavassi (documento attualmente in possesso del principe di Canosa, Ernesto Capece Minutolo). Nello specifico lo statuto si compone di 19 articoli. Citiamo di seguito alcuni articoli che sintetizzano la finalità del regolamento del compatronato gentilizio: (art. 2°)«Le parti intervenute confermano spettare alla gente Capece Minutolo, nei due rami Canosa e S. Valentino, epperò a tutti e ciascuno dei componenti tali rami, in presente ed in futuro e nei sensi del cennato solenne giudicato della terza sezione della Corte di Appello di Napoli, del ventisei maggio – ventitré giugno millenovecentoventisei, il patronato gentilizio della Cappella dedicata ai Santi Pietro Apostolo e Anastasia Martire nel Duomo di Napoli»; (art. 3°)«Pertanto essi, per sé e loro successori e per ogni componente le loro famiglie attuali e future, in stretto riferimento al carattere gentilizio della fondazione, ne riconoscono l'essenza Sacra e la destinazione al Culto Cattolico, Apostolico, Romano»; (art. 5°)«I diritti e gli oneri inerenti alla sostanza del patronato e alla proprietà e possesso della Cappella che ne è l'oggetto risiedono pertanto in ciascun componente la gente Capece Minutolo nei due rami suddetti»; (art. 6°)«Tutti gli aventi diritto, presenti o futuri restano impegnati alla osservanza delle leggi relative allo interesse storico ed artistico della Cappella, con tutto il suo patrimonio artistico e monumentale, con i suoi caratteri costruttivi, gli affreschi alle pareti, l'altare, il pavimento, il trittico di scuola Senese, i sepolcri del Cardinale Enrico, dell'Arcivescovo Filippo e dell'Orso Minutolo, nonché la edicoletta gotica nella piccola sagrestia attigua alla Cappella, giusta la notifica del Ministero competente del cinque settembre millenovecentoventisette»; (art.17°)«Ognuno dei compatroni che intendesse di far celebrare nella Cappella di S. Pietro Apostolo e S. Anastasia Martire nel Duomo di Napoli, funzioni religiose attinenti ad amministrazione dei Sacramenti da impartirsi a lui o a suoi stretti congiunti e a scopi propiziatori, satisfattorii o di ringraziamento all'Altissimo, ne avrà il diritto compatibilmente con quanto dal Comitato di cui all'art- 11° disposto per le ordinarie funzioni, ed il Presidente del Comitato dovrà, senz'altro disporre l'apertura della Cappella». Tuttora l'accesso alla cappella Minutolo è regolamentata da tale statuto e possono entrare solo gli aventi diritto per gli usi consentiti; oltre al principe di Canosa e alla sua discendenza, possono accedere i membri della sua famiglia e del ramo cadetto dei principi di Canosa, il ramo dei duchi del Sasso, di San Valentino e dei marchesi di Bugnano.